Preparandosi per mini viaggi

Ma chi l’ha detto che quando torni alla vita “””””reale””””” (notare il numero di virgolette…) devi ricominciare a fare un tipo di vita che non ti appartiene più?

La tipica domanda che ormai mi fanno da tempo è: “Ma adesso che sei tornata devi trovare un lavoro X per fare soldi no?”
“Ma veramente no….posso campare benissimo ancora un po’ facendo cose alternative”
“E con i soldi come fai?!?!?!”
“Non sentendo urgenze come: andare a cena fuori 3 volte a settimana, non spendere 50€ il sabato perché esco, non comprarmi cose da mettermi e altre di queste; risparmio e vivo con poco.” (Al ritorno, dopo aver speso 7 mesi a viaggiare solo con uno zaino-casa, ho trovato una valigia e due scatole ad aspettarmi. Mamma mia quante cose possediamo di cui non abbiamo bisogno….Sicuro non ho bisogno di comprare di più…)

E quindi mi ritrovo qui in Spagna. Facendo la spola a casa di amici (risparmiandomi due mesi e mezzo di affitto). È stancante? Da morire. Però se vuoi avere un profilo più basso di vita ti adatti e non stressi 😉

Mi trovo qui e continuo a fare le mie cosette di artigianato. Mi diverto così tanto a farlo che cerco di tirare su qualcosa con quello. E sono più felice che mai. E intanto penso alle varie mobilitazioni per unire l’utile al dilettevole. Come per esempio andare al Rototom e a parte vivere il festival lavorare un po’. Insomma scegli come ti piace viviere e sacrifica altre cose per arrivare fin lì!

Tutto non lo puoi avere. Mettitelo in testa. Sono stanca del: “ah ma se viaggi tanto allora sei ricca”. È solo stile. Come fai le cose. A cosa dai importanza. E a quanta importanza togli al valore monetario per abbracciare uno stile di vita che si basa di più sulla condivisione.

Aria di casa

Cara Italia, oggi mi hai fatto emozionare con le tue bellezze. Ti guardo e mi sembri meravigliosa nella tua completezza. Ti parla chi ha abbandonato, chi si è voltato e ti ha lasciato indietro. Ma chi ti parla lo fa con amore. ma si sa che nella vita l’amore ogni tanto non basta. Non vedevo un futuro insieme, tu non mi facevi bene, ma ciò non significa che non ti apprezzi, che non sia cosciente di essere cresciuta con te e che ogni nostro rincontro mi dà moltissimo. Oggi sono in una delle tue meraviglie, Bologna, la città rossa. Più ti guardo più mi innamoro. O mi rinnamoro. Per questo devo andare. Per poter apprezzarti davvero al nostro rincontro e non lasciarmi soffocare da te. Tu lo sai che ti amo, anche se ti guardo crescere da lontano.

Quando torni….torni?

Ho sempre trovato molto interessante la concezione del tempo…a volte sembra si fermi…a volte corre implacabile. A volte ti senti sospeso, altre fluttui e fluisci con lui. Quando penso che giorni fa mi trovavo in Argentina, e adesso qui, in casa con gli amici, i luoghi familiari, i panorami pieni di ricordi, mi sembra di parlare di un’altra me stessa.

Ricordo una ragazza avventurera che abbracciò il mondo e lo vivì nel profondo. Una nomade piena di vita che gironzolava dove la portava il vento, senza fretta, vivendo ogni istante perché unico e irripetibile. Vedo una giovane donna curiosa e aperta alla conoscenza. Però ricordo anche la stanchezza sulle spalle di questa viaggiatrice solitaria. Ricordo le preoccupazioni per dove dormire, mangiare, spostarsi, calcolare ogni uscita. Aveva nostalgia di casa, degli affetti e dei luoghi familiari. Un posto che se prima sembrava una “prigione” ora cominciava a vedere come luogo di riposo e tranquillità.
Il tempo passato qui mi ha portato una ventata di nuove emozioni. C’è tanta gioia nel ritornare a casa. E allo stesso tempo instabilità. Chi è tornato? Sicuramente non la persona di prima.

Chi torna ha vissuto un profondo cambio. Chi torna vede il mondo con altri occhi. Chi torna non è più disposto a fare una vita cosiderata “normale” dalla società. Chi torna non arriva davvero. Una parte rimarrà sempre nei luoghi vissuti degli ultimi mesi.
Per chi torna ritrovarsi è un percorso molto più lungo che partire. Rimettersi in una vita che già non gli appartiene più e combattere. Combattere perché dopo che hai provato la libertà e la felicità più assoluta non sei più disposto a tornare a vecchi schemi. E la società non si adatta a te. E tu non ti vuoi adattare a lei.
E allora per seguire nel tuo cammino c’è bisogno di inventarsi qualcosa in più…

Non è la vecchia te che torna. Non è la nuova te che torna. È uno stravagante ibrido che cerca e sgomita per il suo spazio nel mondo.

domanda è: l’altra parte si riadatterà o rimarrà un senso di vuoto, come se si avesse perso una parte, che fosse rimasta dall’altra parte del mondo in attesa del ritorno?

La 7° meraviglia del mondo: Cataratas de Iguazu

É comunemente noto che prima di andare a visitare un posto una persona si faccia un’idea di quello che l’aspetterá. É altrettanto normale che la suddetta persona vada a conoscere un luogo perché gli suscita curiositá/incanto/magia. É normale, per la gente che deve intrapprendere un viaggio di 1300 km, sapere dove diavolo sta andando.

Ringrazio ogni giorno per non essere nella schiera dei normali.

Questa pre-meditazione che accompagna il “viaggiatore tipo” é senz’altro molto utile dal punto di vista organizzativo ma non fa proprio per me. Quasi tutti i posti che ho visitato sono capitati perché tizio X conosciuto in situazione Y mi diceva che dovevo passare da lí perché il cugino della zia dell’amante aveva detto al vicino che era proprio bello. Queste erano le mie garanzie di viaggio. La veritá é che ringrazio ogni giorno il vicino per aver detto all’amante della zia del cugino del tizio X che quel posto valeva la pena perché aveva proprio ragione.
In questi 7 mesi a spasso un po’ qua e un po’ lá ho visto spettacoli naturali emozionanti. Tramonti nell’oceano da mozzare il fiato, tramonti nelle montagne che dipingevano il cielo di rosso e le foreste di nero. Ho visto il sole perdersi tra gli alberi della foresta amazzonica e il sorgere di una luna rossa che prendeva il posto del sole per dimensioni e brillio. Ho visto tappeti di stelle e la via lattea d’una maniera che piú chiara di cosí non si poteva. Ho assistito alla tormenta nel deserto. Ho passeggiato per le montagne e le spiagge di notte solo con la luce della luna. Ho passato il mio tempo a guardare gli uccelli di ogni specie, i delfini rosati, le iguane sugli alberi.

Mi sono successe un sacco di cose non ci sono dubbi. Ma Iguazu….questo é stato un altro livello….Iguazu si é mostrata a me in tutta la sua forza e potenza….Lei mi ha fatto piangere stando di fronte (piú che altro sotto) a una cascata. Lei mi ha fatto tremare di fronte alla potenza dell’acqua e ai colori della terra. Lei mi ha fatto sentire infima, ancora una volta, di fronte al grande spettacolo della natura. iXiZ8GTUZTDvjCyKEV6p5ynjTUexCd7K7FHl4gBPJTc

Non era nei miei piani visitarla ma c’é stata una settimana dove tutte le persone con cui parlavo mi dicevano che dovevo andare. Si o si. Non potevo non passare dalle cascate. E visto che io non credo alle coincidenze e le cose arrivano quando devono arrivare mi sembrava piú che legittimo ascoltare tutto il mondo e andare a dare una sbirciatina…

Non sono una gran fan dei posti turistici. Sono cari e pieni di turisti urlanti che rompono le palle (scusa mamma) facendo un gran casino, arrivano, si fanno la foto e se ne vanno.
Per l’appunto non é esattamente economico per chi viaggia con lo zaino. Se dicessi i prezzi a un turista che viene appositamente per vedere quello si metterebbe a ridere…peró poi ci siamo noi….questa percentuale di gente che viaggia appassionatamente e senza niente, non vivendo per la strada ma non siamo neanche cosí lontani da questa possibilitá. Insomma per un viaggiatore é caro.
Ma visto che é un po’ che passeggio ho capito una cosa. Si puó fare tutto gratis. Tutto quello che devi avere é il tempo.

Sono rimasta a Foz de Iguazu una settimana. Sono stata al parco due giorni. E alloggio, spostamenti e parco li ho fatti gratis. E no, non mi sono prostituita. IjAtQW3l2dwhgeuUJu9rDyka6EFX-p-3keXRCnu92qY
Peró se fai le cose senza fretta, ti prendi il tempo per conoscere la gente e soprattutto quando sei simpatico con gli altri….beh ti diró una cosa che non ti aspetti caro lettore….la persone ti aiutano! Che senso ha avere se non si comparte. E no, non mi approfitto. Né chiedo. Peró se arriva giusto quello di cui avrei bisogno perché diavolo dovrei dire di no…

Cataratas de Iguazu

Iguazu fu l’apoteosi del mio viaggio. Una chiusura spettacolare di un percorso sensazionale. Di fronte a lei ho pianto dall’emozione. Sono rimasta paralizzata e ammirata per la maestositá del mondo e le sue perle meravigliose. Quanti si prendono davvero il lusso di sentire con tutti i sensi?!

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Attraversando nuove frontiere

Dopo cinque settimane a spasso per Uruguay e in vista del ritorno a casa, decisi che era meglio se mi davo una mossa. Decisi di andare un poco più al nord di Montevideo e attraversare il Rio de la Plata fino Argentina.

Passai una giornata speciale in Colonia del Sacramento, passeggiando, turisteando, viviendo un giorno di vacanza dentro del viaggio (prendere un caffè al bar non è una cosa che mi permetto viaggiando…più risparmi più viaggi…e quando stai camminando ti importa solo una cosa: seguire lungo la strada), regalandoci (io e il mio amico/compagno di viaggio/fratello brasiliano) una giornata di relax.

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Mi lasciai avvolgere da questa adorabile città. Mi intrufoli in ogni vietta. Passai un tranquillo giovedì esplorando architetture coloniali portoghesi e spagnole, il Rio de la Plata. Contemplai paesaggi. Suonai sugli scogli con argentini, uruguayos, spagnoli e brasiliani.

La giornata passò volando e si fece la ora dell’imbarco. Non so se capita a tutti ma a me l’ufficio immigrazione mi stressa. Non si sa mai.
(N.B. All’entrata in Argentina richiedono un indirizzo. Se no ti arrangi e rimani in Uruguay)

Dopo una ora di traghetto arrivai a Buenos Aires. Capital Federal. Una delle venti città più grandi del mondo. Una delle tre (insieme a São Paulo e Mexico D.F.) città più grandi dell’America Latina. La città più visitada del sudamerica.

Momento di disperazione per il cambio di ambiente :)

Momento di disperazione per il cambio di ambiente 🙂

Mi ritrovai così tra macchine, gente frettolosa, clacson, televisioni giganti sugli edifici, grattacieli, movimento.

È senza dubbio una sensazione strana quella che ti si genera dentro dopo mesi che vivi in montagne/pueblos/spiagge. In questo ultimo periodo passai la maggior parte del mio tempo in posti “isolati”. Dove la gente cammina con un sorriso stampato in faccia, tutti si salutano, che si conoscano o no. Le persone si fermano a chiaccherare, fare domande, sapere dell’altro oltre che a raccontare quante sventure gli sono capitate….amavo stare in questa situazione!

Ho sempre vissuto in città: Rimini, Milano, Barcellona….e ritrovarmi in questa realtà…beh mi ha affascianto…l’ho trovata più umana…
Ho scoperto cosa vuol dire vivere in base al ritmo del sole. Non avere fretta. Poter godersi un momento dove non si fa niente. Rimanere con te stesso e non fare nulla…se ci penso mi sembra un lusso…viviamo sempre iperattivi, pensando, programmando, facendo qualcosa.
Mi sono “rieducata”. Credo che questo processo sia cominciato nell’Amazzonia, dove passavo ore dentro all’amaca a giardare il cielo e contemplare il paesaggio. Affascinata.

Sono appena arrivata in città e sono già stressata. È un amore/odio.

Mi spaventa soprattutto la velocità con cui ci si riadatta a questo mondo, così frettoloso, così pieno, meno “umano”.
E se non potessi più, una volta tornata, ritrovare la calma che mi ha accompagnata in questi mesi? E se non potessi più godermi il “dolce far niente”?
Ma questi sono pensieri che ho il lusso di avere giusto nei momenti dove rimango sola con me stessa.
Tornare alla città, gente, amici, attività di ogni tipo.
Non c’è tempo per pensare. C’è troppo da fare.

Una viaggiatrice solitaria

La più classica delle domande che mi pongono è: “ma non hai paura a viaggiare sola?”
Ti dirò, caro lettore/lettrice, che non sei MAI da solo, a meno che tu non voglia. Quasi devi “pregare” la gente che ti lascino un po’ in pace perché sempre cammini con qualcuno incontrato durante il percorso.

Decisi di viaggiare sola (e senza farmi troppe domande in realtà) perché per me il viaggio rappresentava un momento per conoscermi e scoprirmi. Vivere senza essere influenzata dalle persone che ti circondano. E’ assolutamente normale che quando hai dubbi o domande ti confidi con un amico e più o meno involontariamente ti lasci influenzare.

Questo e’ esattamente quello che volevo evitare.

Vivere al 100% con la consapevolezza che ogni decisione veniva presa da me, con la mia testa, con le mie ragioni, senza nessuna influenza.

E senza dubbio fu un’ottima decisione. Ho vissuto questi ultimi sei mesi presente e centrata.
Ho sviluppato una fiducia inaudita verso il mio istinto, verso l’intuizione, che non sbaglia mai.
Viaggio da sola e se non mi preoccupo io per me stessa non lo fa nessuno.

Ho viaggiato sei mesi per Cuba, Colombia, Brasile e Uruguay e non mi sono mai sentita in pericolo.
Ho imparato a guardare le persone negli occhi, davvero, e riconoscere di chi potevo fidarmi o appoggiarmi e di chi no.
Ho scoperto che la gente ti aiuta. Devi solo chiedere. Chi disse che “chiedere e’ la meta’ di avere” aveva capito tutto.

Sono partita euforica, alla scoperta di nuovi mondi. E ancora oggi vivo questa sensazione, che e’ profondamente radicata dentro di me. Euforica e felice pero’ sempre presente e centrata.

Ho sempre pensato anche alla questione che io sono molto indipendente, da molto tempo ormai (relativamente per i miei 24 anni), e mi piace stare da sola.
Viaggiare con qualcuno mesi sarebbe stato credo più difficile. Sono piena di amici. Li amo tutti. Pero’ a stare 24 ore su 24 con una persona, per quanto io ti possa adorare…beh non ce la faccio. Punto.

C’e’ da considerare anche il fatto che viaggiando soli si e’ molto più’ aperti. Non occorre essere una persona incredibilmente socievole per farti degli amici. Vivendo per terre cosi lontane sono le persone del posto a essere incuriosite e piene di domande. A essere entusiaste che tu abbia scelto il loro paese, la loro cultura. Che ti interessi a loro.

Il solo fatto di viaggiare unisce le persone. Racconti e ascolti molte storie. Ed e’ difficile cadere in argomenti banali. Non sapere di cosa parlare. Non so se sono io che sono strana pero’ mi emoziona moltissimo avere tante cose in comune con persone di altre culture…e non annoiarsi mai.

Quando i piani cambiano

Ho elogiato fin troppo le meraviglie del vivere viaggiando….è ora di parlare un po’ dell’altra faccia della medaglia… Mi trovo a Montevideo, Uruguay, e ho appena comprato il biglietto per tornare in Spagna. Mi sento stanca…molto….sai quella sensazione di quando viaggi o torni a casa la sera, distrutto, e pensi “ohhh sono a casa!”. Ecco io non provo questa sensazione da 6 mesi…. Viaggiare è incredibile. Tutto quello che scopri, come cresci rapidamente, come muti, ogni settimana, conoscendo gente, vivendo culture, visitando luoghi incredibili. Viaggiare è incredibile. Ma stanca molto. Il mio zaino da 60l è la mia casa. Il mio ukulele è il mio hobby. Fare artigianato è il mio lavoro. Le persone con cui condivido attimi sono i miei amici. Le persone con cui condivido giornate sono la mia famiglia. Ricordo che stavo vivendo in Chapada Diamantina, Brasile, quando, più di un mese fa, mi passò per la mente di tornare a Barcellona, a riordinare le idee, prendere un respiro….tornare semplicemente a quello che considero casa. Ignorai questa sensazione il più possibile, pensando che sarebbe passata. Tutto cambia molto velocemente. Speravo svegliarmi un giorno e tornare alla convinzione di viaggiare ancora molti mesi (credo che questa sia una delle ragioni che mi spinsero a venire in Uruguay…non che ce ne siano state molte…mi scrisse un amico di Sao Paulo e mi disse che andava a viaggiare per questo pezzettino di Sud America…pensai che mi serviva un cambio e presi un biglietto per Florianopolis il giorno dopo….ed eccomi qui….a morire di freddo nell’autunno uruguayo, visitando spiagge deserte e lasciandomi trasportare dagli eventi). Ma questa sensazione di “smarrimento” non mi lasciò. Sognavo con Barcellona. Nonostante cerchi di vivere nella totalità del presente pensavo a Lei, come mi sarei relazionata, che mi avrebbe aspettato, che avrei costruito, un’altra volta, insieme. E fu così che scelsi di tornare. È stata senza dubbio una sensazione difficilissima. Amo vivere come vivo. Vivo con poco, ho 4 magliette e 3 pantaloni, una giacca, una felpa, un’amaca e poco più di questo (e grazie al cielo perché i miei 15 kg me li porto sulla schiena)…e non mi importa assolutamente se non posso andare a prendere una birra, mangiare una pizza, dormire in un letto. Sono felice di vivere come vivo. Torno a casa per altre ragioni. Torno per vivere la città che amo con la coscienza di oggi. Torno per ritrovarmi un’altra volta nella “metropoli”, che amo e odio, e per vedere come me la cavo nel mondo. Torno piena di piani lavorativi e di vita, per mettere in pratica quello che ho imparato viaggiando e conoscendo e amando. Torno per lo meno per salutare. Perché con la facilità e il pensiero che “a tornare indietro si fa sempre in tempo” so che posso tornare qui e continuare il mio viaggio. Il mondo è enorme. Grazie al cielo così non mi annoio.

Tutti i cammini che non mi portano a Roma

C’é un perché la gente viaggia e mille maniere di farlo.

Viaggiando si incontrano molte tipologie di viaggiatori/persone.

Al essere viaggiatore ti rendi conto che ci sono tante maniere di vivire come di viaggiare.

Come il tedesco che viaggiava con un equipaggio composto all’80% da un parapendio e il restante dalle sue cose. O come il venezuelano che viaggiava in bicicletta da Venezuela fino a Recife (Brasile) dove sarebbe salito, a mo’ di autostop acquatico, su una barca fino Europa. O come i due nordamericani che viaggiarono da Bolivia fino a Perú in longboard. O come il bus che dall’Argentina viaggiava fino ad Alaska e molte persone, molti artisti, salivano e scendevano lungo il cammino, o la storia del chapulin de America dove un ragazzo andava dal Messico in autostop travestito da Chapulin Colorado (programma sudamericano), fino a Usuahaia…o come il mio amico argentino che viaggiava dando lezioni su come servire un mate.

L’essere umano ha l’abitudine di raggruppare, catalogare tutto. Ci sono frutte, verdure, tuberi, ci sono fiori, piante, mobili, giochi…

Quindi viaggiando ti identifichi con una classe di persone: I viaggiatori.

C’é poi un ulteriore suddivisione tra di noi (e come in tutto) per i diversi stili di viaggio, le diverse maniere di vivere e sopravvivere, I diversi obiettivi e ricerche, diverse maniere di farlo.

Ma nell’essenzia o nel perché ogni persona si muove, ogni persona decide di compiere questo passo, fare lo zaino e andare, solo andare, possiamo incontrare un’unione, uno spirito comune. La curiositá, la conoscenza, la libertá o non sapere bene il perché…sapere solo che non sapresti come vivere, che questo fa parte di te, che ti puoi fermare peró non mettere radici. Perché dopo un po’ di tempo é una sensazione interna, é tutto il tuo corpo che te lo chiede…prendi lo zaino e continua a viaggiare.

Ci sono tante maniere di servire un mate come sebadores ci sono nel mondo; ci sono tante maniere di viaggiare come viaggiatori ci sono nel mondo.

Consiglio vivamente di leggere la versione spagnola qui in basso. L’articolo é stato creato un pomeriggio dopo pranzo, bevendo un mate in un ranch in uruguay, in riva al mare.

Un porque, mil como.

Hay un porque la gente viaja pero mil manera de hacerlo.

Viajando la gente se entiende.

Al viajar se encuentran muchas tipologia de viajeros/personas.

Al ser viajero te enteras que hay tantas maneras de vivir como de viajar.

Como el aleman que viajaba con un equipaje compuesto por un 80% de un parapente y el restante de sus propias cosas. O Como el venezuelano que viajaba en bicicleta desde Venezuela hasta Recife (Brasil) donde iba a subir, a dedo, en un barco hasta Europa. O como dos chicos de USA que viajaron por Bolivia hasta Perú en longbord. O como un colectivo de bus que de Argentina se iba a Alaska y muchas personas, muchos artistas, subian y bajaban de camino, o la historia del chapulin de America donde un chico bajaba desde Mexico haciendo dedo desfrazado de Chapulin Colorado, hasta llegar a Usuhaia….o como mi amigo argentino que viajaba dando clases sobre como sebar un mate.

El ser humano tiene el acostumbre de poner en grupos, catalogar todo. Hay fruta, hay verdura, hay tubercolos, hay flores, hay plantas, hay mobilios, hay juegos, hay hay hay….

Así que al viajar te indentificas con una clase de personas: los viajeros.

Hay despues una ulterior division entre nosotros (y como en todo) por los diferentes estilo de viaje, diferentes maneras de vivir y sopravivir, diferente busquedas y objetivos, diferente maneras de hacerlo.

Pero en la esencia o en el porque cada persona se mueve, cada persona decide de complir eso paso, armar la mochila y irse por ahí, podemos encontrar una union, un espirito comun. La curiosidad, el conocimiento, la libertad o no tener claro el porqué…saber solo que no sabrías como vivir, que eso hace parte de ti, que te puedes parar pero no poner raices. Porqué despues un tiempo es una sensacion interna, es todo tu cuerpo que te lo pide…agarra la mochila y sigue viajando.

Como hay tantas maneras de sebar mate como sebadores hay en el mundo; hay tantas maneras de viajar como viajeros hay en el mundo.

-Marina, Marcelo, Franco. Italia, Brasile, Argentina. Viajera, Viajero, Viajero-

Valizas: vivere un posto turistico non da turista

Non so bene come arrivai qui… mi trovavo a Punta del Diablo e decisi di andare verso Cabo Polonio, un territorio naturalistico dei piú belli in Uruguay.

La prima (e unica) cosa che feci fu cercare un Couchsurfer. Arrivai così a Valizas, una villaggetto a 4/5 km da Cabo, gentilmente accompagnata da una signora (un’adorabile vecchietta) del Nord America (vivendo qui ho imparato a fare la distinzione…anche questa é America e sono tutti americani) che aveva viaggiato per mezzo mondo quando era più giovane e adesso se ne andava a spasso per il paese in macchina, con il suo cappellino di paglia, un sorriso stampato in faccia, e la bontà nel cuore.

Lo che mi si prospettò, arrivando in macchina, era un villaggio piccolissimo, tutto colorato e disabitato….non c’era nessuno per la strada! Nessuno!!

Scesi comunque e mi fermai nella piazza a vedere un po’ che c’era in giro. Quando incontrai una persona le chiesi se conosceva la mia Couchsurfer. Invece di indicarmi mi portò direttamente  (e già questo per me dice mooolto sull’ospitalitá della gente). E grazie al cielo perché non sarei mai arrivata….Leti vive sulla spiaggia, in un ranch di legno bellissimo, pieno di piante, colori e natura (meno bello quando si presenta una tempesta di sabbia…che ha indubbiamente il suo fascino ma poi ti ritrovi sepolto, con sabbia che entra dal pavimento e nuove dune appena create che ti aspettano fuori dalla porta).

Conobbi così lei e I suoi due figli, conobbi il mare e la sua sabbia finissima e conobbi la strada fino al supermercato. Passò così il mio primo giorno a Valizas. Ah no! Lo stesso giorno tornando dalla spesa apparve nell’oscuritá un ragazzo, che salutai, che mi salutò, che mi chiese dove stavo alloggiando e se mi ero persa. Alla fine della fiera era il vicino, che mi accompagnò a casa (ancora non distinguevo le dune e continuavo a perdermi di notte in questa valle di sabbia), che si fermò a cenare e che da  in poi avrei visto tutti i giorni, per suonare, chiacchierare, fare artigianato e blabla. Insomma un amico in più per la strada!

Il giorno dopo Leti mi parlò di un incontro tra donne tra le montagne della Rocha, a cui lei avrebbe partecipato. Viaggiando ho smesso di credere alle coincidenze…le cose arrivano quando devono arrivare, quando sei preparato, se no, semplicemente non le vedi. Una ragazza argentina che conobbi a Florianopolis (Brasile) una settimana prima mi aveva parlato giustamente di questi rituali/incontri di sole donne, dell’energia che circolava, del beneficio che ne aveva tratto.­ Non fu solo curiositá quella che mi fece dire di si e rimanere a Valizas una settimana. Sapevo che dovevo andare. Mi stava chiamando.

Arrivai quasi per caso, per una serie di avvenimenti, e altri fattori mi avevano tutti indirizzato .
Chi sono io per non seguire l’intuizione…!

Oggi é Lunedì mattina. Il week end fu intenso e stancante. Pensavo di essere arrivata qui per vivere questo fine settimana. Però….oggi é Lunedì…e non ho nessuna voglia di muovermi….c’è molta pace qui…la gente sorride…”tutti” (virgoletto perché non é che ci siano migliaia di persone…) salutano per la strada…

Queste sono le volte dove mi chiedo se potrei vivere in questi posti…sono nata in città…e mi sono trasferita sempre in città più grandi…non mi ero mai immaginata con questo tipo di vita…però si sta cosí bene…é tutto cosí leggero…

Mi fermerò. Mi fermerò? Voglio vivere qui. Voglio vivere qui? . Fino a quando il corpo non mi dirà che é il momento di ripartire. Andare un po’ più in . A vedere e vivere tutte le cose straordinarie che ogni luogo può donare.

La relazione con la tua Guida

Ricordo quando comprai il biglietto per Cuba. Da lí cominciava il mio viaggio. Da lí cominciava la mia nuova vita. Nel momento in cui comprai il biglietto, tutti i progetti, tutte le aspettative, cominciarono a prendere forma.

Ricordo quando dopo pochi giorni, i compagni del lavoro mi regalarono la cosa che piú mi serviva in quel momento: la guida della Lonely Planet “Sudamerica para Mochileros” (Sudamerica per backpackers).
Ovviamente massima esaltazione e zero voglia di lavorare…..volevo solo sapere del mondo che mi aspettava….

Nel tempo a seguire spulciai la mia fedele guida in ogni lato….facendo connessioni tra i vari posti, pensando a come muovermi e facendomi un itinerario.

Quello che comprendí cominciando a viaggiare davvero é che della guida non me ne faccio nulla….ma proprio nulla….mi porto in giro un libro di 1000 pag piú per ricordo (perché ci sono affezionata alla fine) che per utilitá.

La migliore maniera di viaggiare low-cost é parlare con la gente!!! Dovete parlare soprattutto con gli altri backpackers perché sono quelli che viaggiano spendendo giusto lo stretto indispensabile!
Se avessi dovuto viaggiare come mi diceva la guida sarei diventata povera in poco tempo….e invece dopo 5 mesi di viaggio (domani é il mio 5° mesiversario 😀 ) ho ancora qualche spicciolo e vivo alla stragrande (questo perché vivo con pochissimo….)

La guida mi piace guardarla….pensando ai vecchi tempi….quant’ero inesperta….!!
Come sono cambiata in questo lasso di tempo….la viaggiatrice che andó a Cuba non era la stessa che arrivó a Colombia…ma fu Brasile a darmi la svolta…e in Uruguay lo sto mettendo in pratica!!

Ti voglio bene Guida. Mi hai fatta sognare ed emozionare tantissimo. É per questo che continui il viaggio al mio fianco. Per non farmi sentire sola. Il nostro rapporto si é un po’ incrinato ma non riesco a lasciarti andare.
E so che quando torneró a casa, tutte le volte che ti guarderó saró invasa da mille ricordi ed emozioni. Tu rappresenti la parte tangibile di quello che sto facendo…
Grazie per avermi indicato la strada quando ancora non sapevo camminare.